LA CUCINA: UN GIOCO CHE DURA TUTTA LA VITA!

Qual è il genitore che non si è mai trovato davanti la frase “non mi piace”? Un bambino odia la verdura, un altro il pesce o la carne, altri ancora sembrano rifiutare proprio tutto.

Lo chef Marco Martinelli, laureato in Scienze della Formazione, sembra aver trovato il metodo per risolvere il problema. Lo ha proposto in due serate in cui genitori e figli hanno cucinato insieme affrontando ogni tipo di preparazione, dalle verdure, al pane, alla pasta fresca, fino ad un originale sushi di frutta. E al momento della degustazione, tutti i bambini, senza nessuna eccezione, hanno mangiato ogni cosa, chiedendone addirittura il bis.

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Abbiamo chiesto allo Chef di spiegare il segreto anche a chi non c’era.

“Il trucco è molto semplice: se il bambino viene coinvolto, non vede l’ora di assaggiare quello che lui stesso ha manipolato, annusato, percepito con i suoi sensi. L’importante è che non ci siano regole, se non quelle della sicurezza. L’adulto non deve imporre il suo mondo, ma entrare nel mondo del bambino, imparare dal suo entusiasmo e dalla sua mancanza di pregiudizi.

Se un bambino cucina, non ci sono piatti riusciti bene o male. L’atteggiamento dell’adulto non deve essere quello di chi giudica, ma quello di chi è felice di ricevere un dono. “Grazie, mi hai fatto un grande regalo”: è questa la cosa giusta da dire”.

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Altri consigli?

“E’ bello far partecipare il bambino non solo alla preparazione, ma a tutti i passaggi, dalla spesa alla gestione dei rifiuti. Innanzitutto la scelta delle materie prime, di preferenza biologiche, integre e integrali. Poi la gestione degli alimenti, dalla maniera giusta di trasportarli allo stoccaggio, nella dispensa o nel frigorifero.

Infine non bisogna trascurare, dopo il momento del cucinare vero e proprio, anche il riordino e la raccolta differenziata. Se il bambino è presente a tutto il processo, diventa consapevole del valore del cibo e impara ad averne cura. Perché il cibo è gioia, non deve essere un dovere o addirittura uno sforzo. E’ questo che dobbiamo trasmettere ai nostri figli: una percezione ludica del gioco bellissimo che li coinvolgerà per tutta la vita”.

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