ABILI IN CUCINA COME NELLO SPORT

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Luca Caccaro, lo Chef dell’Osteria I Capitelli somiglia molto a Carlo Cracco. Lui nega, dice che non sono nemmeno parenti. Ma Fabio ha fatto di tutto per convincerlo. Con lo stesso entusiasmo di Alberto, che travolge di complimenti lo Chef Marco Martinelli perché gli ha insegnato i segreti del risotto perfetto.

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Due cuochi non in cattedra, ma fra i ragazzi dell’associazione bresciana Nonsolosport, perché il loro essere diversamente abili, dopo l’atletica, il basket, il golf, il tennis, cerca successi anche in cucina. Le tre lezioni nelle aule di Magazzino Alimentare sono servite per i primi rudimenti, ma i propositi per il futuro sono fermi. I ragazzi continueranno a cimentarsi fra pentole e fornelli, con i loro genitori e con i volontari dell’associazione. Diventare autonomi non vuol dire soltanto vivere da soli, ma anche saper allestire un pranzo o una cena che porti allegria a sé e agli altri.

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Una delle ragioni della popolarità della cucina è proprio questa: il cibo è uno degli strumenti più immediati per comunicare. E Fabio, Alberto, Silvia, Adrien, Francesca, Michela, Mathias e tutti i loro amici l’hanno capito, molto prima di tanti altri. Loro non hanno paura di esprimere emozioni e sentimenti, così il loro risotto, la loro pizza, la loro torta alle mele, avrà sempre qualcosa di speciale, quel saper donare una parte di sé che, al di là di ogni dettaglio tecnico, fa la vera differenza.

Cristina Bottegal

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